Franco Reggiani: Il 2 maggio 2001 ci lasciò il fotografo del Santamonica.

Ricordando Franco Reggiani scomparso il 2 magio 2001 , fotografo al Santamonica negli anni  ’70 /’90 

Sono tante le persone conosciute nel corso dei quarant’anni trascorsi per larga parte nei paddock dei circuiti italiani e di mezzo mondo.

Tanti volti che il tempo ha scolorito nella memoria, ma di alcuni il ricordo resta vivo, anche se non autori di straordinari eventi.

Fra questi mi piace ricordare un mio concittadino, un fotografo, un personaggio che per lungo tempo è stato una figura caratterista fra le tante che frequentavano l’autodromo Santamonica di Misano Adriatico dalla sua inaugurazione fin verso la fine del 1900. Un odontotecnico riminese che, trascurata la professione medica, si era dedicato alla fotografia, in particolare dei motociclisti. Franco non era bravissimo come fotografo e non scattava foto artistiche, ma documentava, a costi accessibili per tutte le tasche, l’attività di un’infinità di piloti che si trovano a provare o gareggiare sulla pista adriatica.

E’ stato un testimone prezioso per la storia locale della Bimota, con un’infinità di scatti ne ha documentato vicende esaltanti, molte immagini delle tante vittorie conquistate, così come i momenti di difficoltà; il materiale era stato accumulato in azienda.

Un’attenzione che Franco aveva riserva a tanti altri team e piloti.

Reggiani è stato un collaboratore della Redazione riminese de Il Resto del Carlino, e si deve al suo costante impegno se, con grande frequenza, foto delle moto e dei piloti riminesi erano pubblicate sulle pagine del quotidiano più diffuso in città.

Quante chiacchierate, quanti caffè consumati, prima in via Covignano, poi nel Villaggio 1° maggio ed a seguire nel bar del Gros Rimini. Impossibile dimenticare i viaggi fatti per andare, in occasione di molte gare di fine stagione, insieme a Vallelunga e lui amava molto fermarsi “Al Vecchio Mulino” di Ronciglione e cenare, almeno una sera, da Righetto a Campagnano. Era stato un amico dei miei piloti, i piloti Bimota, e credo che non sia stato cancellato dalla mente di gran parte di loro.

Era un estroverso, aveva tante conoscenze ma pochi amici, fra i pochi che ho apprezzato c’era Giorgio Betti che lo ha fortemente coinvolto nella sua attività di comunicazione e non certo per grandi meriti professionali, ma per l’amicizia riservata un uomo che aveva delle necessità, un amico che anche il cuore aveva tradito, ma lui aveva poco rispetto per la cardiopatia che lo affliggeva. La sua vita si spenta quando aveva da poco compiuto i 72 anni.

Ricordo spesso il suo funerale, era una giornata buia e piovosa anche inizio maggio, malinconica come lo era Franco, anche se la mascherava con battute e comportamenti spesso giocosi. La cerimonia fu celebrata nella chiesa di San Nicolò, ricordo che eravamo davvero in pochi ad assistere e il prete, visto com’eravamo dispersi, ci invitò ad occupare i posti intorno alla bara; fu un gesto incosapevolmente affettuoso che certo avrà apprezzato. Con rammarico ricordo il disagio per l’assenza di amici e conoscenti cui lui aveva certamente riservato attenzione; io ricodo solo Giorgio. Neppure io lo accompagnai al cimitero di Rimini e, pur avendolo citato più volte negli anni seguenti per ricordare episodi dei tempi passati, mi ero perso i riferimenti; solo recentemente ho cercato di vedere dove stava “riposando”. Ho visto il tombino, ed alla memoria si sono affollate tanti ricordi per  una vita che è trascorsa con una velocità che fa il paio con il mondo che abbiamo condiviso ed amato. Se mi riuscirà di completare, come spero, il racconto delle vicende inerenti degli uomini che hanno contribuito a scrivere la storia della “mia” Bimota, ci sarà spazio anche per raccontare la nostra amicizia.

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