Lorenzo Bandini: il 10 aprile 1967 finisce il sogno, fra le fiamme di una Ferrari a Montecarlo

- Lorenzo Bandini, il 10 aprile 1967 cessò di vivere nell’ospedale di Montecarlo, 72 ore dopo il terribile incidente nel quale era incorso durante il G.P. Formula 1 del Principato di Monaco. Le fiamme a Montecarlo bruciarono la vita di uno dei migliori piloti di quel tempo, le fiamme che avvolsero la Ferrari. Sotto il peso di quell’immagine e di quella tragedia, quando chiesero a Ferrari di ricordarlo, anch’egli non poté fare a meno di riandare a quell’ultima, orribile immagine: “Ricordo quel giorno di maggio del 1967. Ero nel mio studio di Maranello, davanti al televisore…Quando vidi il grosso fungo nero di fumo che deturpava sinistramente la baia di Montecarlo…sentii che quella macchina in fiamme era una delle mie. Ora non so dire perché, ma intuii Bandini nel rogo e fui sicuro che non lo avrei più visto”.

 Era un pilota molto amato, uno degli ultimi eroi italiani dell’automobilismo sportivo, e niente pare retorico o fuori luogo parlando di lui. Sarebbe diventato il più grande, è morto per troppa passione e per troppo coraggio. Era riuscito a coronare il sogno di correre per la Ferrari. Il 1967 doveva essere il suo anno, quello buono per il titolo iridato, ma all’81° giro del GP di Montecarlo la fortuna gli voltò le spalle. In modo definitivo, aveva 31 anni. La sua carriera era stata una scalata lenta, meticolosa, faticosa, con i vari gradini saliti con enormi sacrifici, fino alla vetta della F.1, fino all’Olimpo della Ferrari, fino alla gloria della prima vittoria iridata. Considerava  giunta l’ora di puntare al titolo iridato, ma il destino aveva disposto diversamente della sua vita, una chicane: innaturale, artificiosa come tutte le chicane, risultò fatele per Bandini. A Montecarlo voleva vincere e sapeva di poterlo fare. Al via, scattò in testa senza accorgersi  che alle sue spalle Brabham aveva inondato la pista di olio per la rottura del motore. Lo vedero tutti tranne lui, che è appunto era davanti  e  su quell’olio finì nel giro successivo perdendo la leadership. Bandini riprese con più rabbia e con una grande progressione compiendo sorpassi dietro sorpassi. Quando mancano 19 giri alla fine agguantò il secondo davanti al compagno di squadra Amon. Mantenne il suo ritmo forsennarto fino a che, uscendo dal tunnel e imboccata  la chicane, invece di uscirne sbattè violentemente contro una balla di paglia. La macchina si capovolge e prense  fuoco, imprigionando il pilota in una gabbia rovente. Le indagini accertarono che la sua monoposto aveva innestata la 5° marcia, avrebbe dovuto essere in 3°. Ciò fece attribuire la causa dell’incidente alla stanchezza del pilota, che aveva dato il massimo e forse anche di più. Qualunque ne sia stata la causa quella grande corsa resta testiimone del suo valore e del coraggio che non gli facevano certo difetto.

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