Dorino Serafini: un “motociclista” pesarese Campione d’Europa e d’Italia negli anni ’30

Dorino Serafini è deceduto nella sua casa di Pesaro il 05 luglio del 2000, dove era nato 90 anni prima.

Nella città dei Benelli fu assunto nella mitica fabbrica pesarese, come operaio-collaudatore, per le doti che messe in mostra alla guida delle moto. Nel 1928 Dorino (Teodoro per gli amici) fece il suo esordio nelle competizioni conquistando le prime vittorie in sella alla Benelli 175cc. Nel 1933 diventò pilota ufficiale della M.M. di Bologna. Nella classe 175cc, con la moto bolognese, divenne l’uomo da battere e conquistando il suo primo titolo di Campione d’Italia. Dotato di temperamento e con grandi mezzi fisici, nel 1935 passò alla classe 500cc con la Bianchi, vincendo subito il prestigioso e durissimo “Circuito del Lario”. Alla fine di quella stagione conquistò un nuovo titolo di Campione d’Italia nella classe 500cc. Nel 1938 ancora un cambio di marca con il passaggio alla Gilera per guidare la potente 4 cilindri con compressore; ottenne un’altra vittoria al Lario. Nel 1939 vinse i G.P. di: Svezia, Germania e Ulster laureandosi Campione Europeo della classe 500; per quei tempi un titolo equivalente dell’attuale mondiale.

Nell’immediato dopoguerra, Dorino, tenttò l’avventura come pilota d’auto. Nel dopoguerra (1947) incappò in un pauroso incidente dovuto alla rottura dello sterzo della sua Maserati; sopravvisse a stento, ma si riprese e verso la fine del ’49, fu chiamato daEnzo Ferrari, in veste di pilota ufficiale per affiancare Villoresi e Ascari. Nel 1950 alla Mille Miglia, Serafini fu 2° assoluto dopo Marzotto. Vinse il giro delle Calabrie e quello della Toscana, sempre con la Ferrari ufficiale. Al G.P. di Monza, durante il 1° Campionato del Mondo di F.1, dovette cedere la sua auto ad Ascari dividendo con lui il secondo posto. Durante la Mille Miglia del 1951, a Martinsicuro in Abruzzo, il cambio della Ferrari non rispose ai comandi, Serafini fu obbligato a frenare in curva perse il controllo della vettura che precipitò in una scarpata. Costretto ad affrontare numerosi interventi chirurgici ed un lunghissimo periodo di riposo che lo portaro all’abbandono dell’attività agonistica. Personaggio molto gioviale resto particolarmente popolare, nella sua regione e Romagna dove, fino agli anni ’90, è stato ospite in quasi tutte le feste.

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