Bill Ivy: “maledetto” perchè fuori dagli schemi, uno dei grandi del motociclismo mondiale.

Il 12 luglio 1969, morìva Bill Ivy a Hohenstein-Ernstthal, una cittadina della Sassonia, sul tracciato del Sachsenring durante il G.P. della Germania dell’Est.

Il pilota inglese  non aveva ancora trent’anni.

La svolta quando il padre gli regalò una Francis-Barnet  da 1956 con la quale compie fece e  prime esperienze, partecipando alle gare locali di grass-track. Il sogno  che inseguiva erano le gare di velocità, ma rischiò di vederlo svanire quando, nel 1958, si schianta contro un  camion finendo in ospedale per diverse settimane. La carriera motociclistica di Ivy iniziò nel 1959 in sella ad una Itom 50cc conquistando il terzo posto ed il record sul giro, in una gara nazionale. Nel 1960 ancora un pauroso incidente, ascrivibile alla sua guida irruente, rimedia fratture multiple al bacino e alle gambe ed è costretto a letto per diversi mesi. Il suo debutto nel Motomondiale avvenne al Tourist Trophy nel 1962, esperienza ripetuta nella stagione successiva. Cadde ancora nel corso di una gara internazionale sul circuito di Madrid ferendosi nuovamente alle gambe. Nel 1964 Ivy conquistò il titolo britannico della 125, e l’anno successivo quello della 500, in sella a una. Prestazioni che fecero guadagnare l’attenzione di Phil Read  che lo segnalò alla Yamaha. Per conquistare tre anni per conquistare il titolo iridato della classe 125 cc nel 1967. Gareggiò anche nelle classi 250 e 350 in sella alla Casa dei tre Diapason partecipando a 49 Gran Prix, vincendo 21 volte e salendo per 41 volte sul podio.  Il ritiro della Honda alla fine della stagione ’67, di fatto concesse alla via libera alla Yamaha  per vincere i titoli in 125 e 250 nel 1968. Lo staff giapponese decise di “dividere a tavolino” i due mondiali tra Ivy e Read. Ivy ignorò gli ordini di scuderia arrivando a pari punti con Read in 250 al quale fu assegnato il titolo con una delibera presa nel corso del congresso FIM, applicando la discriminante della somma dei tempi dei GP in cui entrambi erano arrivati in fondo. Read vinse per poco più di due minuti.

Ivy, per reazione, annunciò l’abbandono del motociclismo per passare alla guida delle auto, disputò alcune gare in Formula 2  con discreti risultati, prima di tornare alle moto accettando l’offerta della cecoslovacca Jawa  per guidare la Typ 673 350 4 cilindri due tempi nel Motomondiale 1969. La moto della Casa dell’Est Europa si dimostrò veloce, permettendo ad Ivy di ottenere due secondi posti dietro alla MV Agusta,  ma anche fragile di meccanica e propensa al grippaggio. Proprio un grippaggio, durante le prove del sabato  nel Gp della Germania Est  costò la vita ad Ivy: sbalzato contro un muro mentre si stava sistemando il casco, morì in ospedale poche ore dopo l’incidente. Ad inizio stagione a gare della Mototemporada, e anche il quelle occasioni si evidenziarono classe e coraggio del pilota, ma anche la fragilità della moto. Bill Ivy, fu anche definito “pilota maledetto” per la sua vita fuori dagli schemi ordinari e per il suo aspetto trasandato e, forse per il suo coraggio, ma e’ stato un grande pilota ed un grande personaggio che ha onorato il mondo delle corse in moto.

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