Ezio Pirazzini: nell’anniversario della sua scomparsa, 06 Agosto 2010

Pole … pole …

Ho avuto il piacere di conoscere e di godere della stima di Ezio Pirazzini, giornalista romagnolo, nato a Imola, di cui oggi ricorre  l’anniversario della sua scomparsa: 6 agosto 2010. Abbiamo condiviso un lungo tratto di vita caratterizzato dalla grande vitalità del mondo motoristico mondiale. Ezio e’ stato un grande del giornalismo sportivo, per Il resto del Carlino fu inviato per le moto e la F1; per Motosprint un editorialista con gran seguito. Ha scritto molti libri che testimonieranno nel tempo la sua passione per i motori.  Tutti mi sono cari, su alcuni ci sono le dediche  indimenticabili come sulla prima edizione de  ”I giorni del coraggio”; ha scritto Ezio:  “Al caro Morri “mondiale” di motociclismo e nei sentimenti”.

Si e’ spento lentamente ed e’ forte il rammarico di non aver potuto coltivare sino alla fine una cara amicizia. Grazie Ezio, per sempre, da parte da chi ha avuto il privilegio di conoscerti e si innamorato ed ha  fortificato la passione anche grazie ai tuoi scritti appassionati ed appassionanti. Resti nel nostro cuore e nella mia mente e di tanti che ti hanno voluto bene.

Mi fa piacere  riprodurre una foto Ezio è raffigurato in compagnia di Checco Costa ed Enzo Ferari.

Giuseppe Morri

Per testimoniare l’affetto verso Ezio riporto un testo pubblicato sul sito di TELESANTERNO: Ezio Pirazzini – Il ricordo della figlia Gabriella

Sempre sulla scena, mai dietro le quinte, orgoglioso della sua città, del suo autodromo, del suo lavoro, del suo giornale, della sua Olivetti, dei suoi amici, del suo Checco Costa e del suo Enzo Ferrari, del suo incredibile premio “Ezio Pirazzini da vivo” che i colleghi più cari per anni gli hanno organizzato. “A contatto col mondo intero perché era commesso viaggiatore della carta”, così si definisce in terza persona nel suo unico romanzo, autobiografia celata, ma anche vero pezzo di cronaca d’Italia non solo sportiva, perché insieme ai pionieri delle due ruote, ai campioni della Formula Uno, alle Olimpiadi, ai personaggi, ci sono gli anni da partigiano, i suoi amici, le “olimpiadi” per finta in quella che un tempo in città era il prato della Riva. E proprio nel suo romanzo, che ho riletto in questi giorni, le ultime righe raccontano la sua morte, esattamente come poi è avvenuta. Lui si chiama Omero Sotutto (perché della sua grandeur non solo era consapevole ma ne faceva un vezzo) e scrive cosi: “Avverti anche una mano fredda che gli toccava la fronte. Forse era una ragazza d’Olimpia che lo cingeva con l’alloro. Poi tutto si allontanò in una cortina di polvere, la stanza diventò bianca poi scura: insufficienza cardiaca -senti dire- non c’e’ più nulla da fare… E finalmente si addormentò come sempre aveva desiderato e solo una volta veniva concesso. Neppure si accorse che saliva scale tortuose per andare a ritrovare Danny e gli altri suoi vecchi amici”.
Cosi finisce il libro Dal rombo rosso al settembre nero, cui ha affidato la sua più autentica memoria. E cosi cominciava: “I mondi finiscono e noi con loro, i libri rimangono per poterli descrivere”.Sono grata a tutti coloro che hanno fatto in modo che anche il lasciare questo mondo, sia stato per il mio papà giorno di abbracci e di stima e di ricordi, di rievocazioni col sapore della festa e una non celata goliardia nell’anima, quella che rende vere l’amicizia e la lealtà. Sono grata a tutti coloro che lo hanno ricordato nella professione, raccontato col cuore, descritto con energia vitale. A suo modo ha dato tanto a tanti, e quei tanti oggi sono legati al suo ricordo: questo è il segno di una buona esistenza. In ogni telefonata, in ogni messaggio, in ogni riga c’e’ il Pirezio più vero, quello che è rimasto nel cuore più profondo davvero, quello che ha insegnato il mestiere, che non si prendeva sul serio anche se forse era tra i giornalisti più rigorosi. Per questo, in un mondo di “lupo che mangia lupo” tutti gli hanno voluto bene. Quel bene si è stretto intorno alla mia famiglia, oggi e in questi lunghi giorni. Non sono più gli anni ruggenti in cui ha ruggito mio padre, ma forse sarebbe bello riappropriarsi di quella forza, in cui lo scrivere diventa imperativo, e i fatti verità.”

 

Comments are closed.