Enrico Lorenzetti: un grande pilota e collaudatore della Guzzi; iridato nella 250cc.

PANN_20_APRILIA_GUZZEnrico Lorenzetti, scomparso l’8 Agosto 1969, mori a Milano ma è stato sepolto nel Cimitero di Cesena. Maggiore di sei fratelli, rimase orfano di madre in giovanissima età. Trasferitosi con il padre tranviere da Roma a Milano, iniziò a correre in moto nel 1934 con una Simplex 500. La prima vittoria, che lo propose all’attenzione del grande pubblico, fu la Milano – Napoli del 1936, nella categoria Sport classe 250. Negli anni 1937/1938 sali in sella a molte moto: Triumph, Miller, Benelli, Sertum e Taurus dimostrandosi pilota polivalente, in grado di vincere sia in circuito che in salita, ma anche in fuoristrada e nella regolarità.

Nel 1939 la svolta, con il passaggio Lorenzetti alla Moto Guzzi, con il compito di portare al debutto l’Albatros 250 nella Milano –Taranto (ritiro). Poi alla quarto di litro gli fu consentito di affiancare il Condor 500, portando le due moto alla vittoria al circuito di Losanna.

Si aggiudicò il primo titolo di Campione d’Italia di seconda categoria nel 1940, ne avrebbe conquistati altri sei: nella classe 250 negli anni 1948, 1952, 1953, 1955; nella classe 500 nell’anno 1948. Lorenzetti entrò a far parte del team ufficiale Moto Guzzi nel 1948, anno in cui si aggiudicò anche il titolo di Campione d’Europa della classe 500cc. Prese parte alla prima stagione del Motomondiale, iniziata nel 1949, nella classe 250. In seguito avrebbe gareggiato nella competizione iridata anche nelle classi 350cc e 500cc, in totale disputò 28 gran premi, vincendone 7 e salendo per 21 volte sul podio, il tutto spalmato su tutte e tre le classi. Si aggiudicò il titolo di Campione del Mondo nel 1952 nella classe 250cc con l’aggiunta di un 3° posto finale. Avrebbe poi concluso anche con un 2° nella classe 350.

Lorenzetti un  buon pilota, si fece valere anche come collaudatore, forni l’idea per allestire il Gambalunghino 250, nato a seguito di un incidente stradale che aveva rovinato l’Albatros personale del pilota milanese, il quale lo riparò con pezzi del Gambalunga 500. Con il Gambalunghino la Casa di Mandello vinse  tre campionati del mondo (’49,51,’52). Lascio la squadra ufficiale Guzzi e nella stagione 1956 e 1957 ottenendo diversi piazzamenti nel Mondiale e vittorie in gare non iridate. Si ritirò definitivamente dalle corse a fine 1957, condizionato anche dal ritiro con il patto di Guzzi, Galera e FB-Mondial; si dedicò dapprima a una concessionaria Guzzi, per poi aprire un negozio di elettrodomestici e un laboratorio di sviluppo, stampa e sonorizzazione pellicole cinematografiche.

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