Giuseppe Pattoni: una vita spesa fra e per le moto.

Giuseppe Pattoni, è deceduto il 29 agosto 1999, per ictus nella sua casa a Milano. Costruttore e scopritore di talenti, uno degli ultimi artigiani erano attivi a fine ‘900 nel modo delle corse in moto. Noto come il costruttore della Paton, cui marchio apparve  nel 1957 quando il signor “Peppino” (come lo chiamavano gli amici) si era messo in proprio dopo aver fatto il meccanico per la Mondial, dando vita alla Paton, attraverso la  società il cui nome derivava dalla “fusione” dei cognomi dei due fondatori Pattoni Tonti. Nel 157, elaborando delle Mondial messe in vendita dalla stessa, dopo la dismissione del suo reparto corse.   Un’operazione che procurò  fama all’iniziativa della Paton, con una dei suoi mezzi il giovane  Mike Hailwood ottenne un importante terminando 7° a Tourist Trophy e conquistando, nel 1958, una  vittoria sul circuito di Silverstone. I seguito fu fatta progettata e fatta esordire una 250 bicilindrica bialbero, una moto che non ebbe successo. Il sodalizio tra Pattoni e Tonti si sciolse nel 1960. Pattoni, uomo tenace per tutta la vita, proseguì da solo, fino a che non arrivò ad aiutarlo il figlio Roberto. Negli anni 60 si  regalò belle soddisfazioni con piazzamenti nelle gare del motomondiale con Alberto Pagani, poi  sesto con l’inglese Fred Stevens e con Angelo Bergamonti  il titolo di Campione d’Italia, superando Giacomo Agostani e la MV Agusta. Un quarto posto nel mondiale con  Bille Nelson ed un  secondo posto anche nel Campionato Italiano con Trabalzini.  La Paton si dimostrò come la più valida delle alternative per i piloti non ufficiali (in pratica tutti, meno Agostini) insieme alla Linto, progettata da Lino Tonti dopo la chiusura della Bianchi. Gli anni settanta  si caratterizzarono da una parabola discendente, pur con lo sprazzo di gloria per la quattro tempi milanese, con il pilota ligure capace di conquistare terzo posto nel Campionato Italiano del 1974 con Armando Torracca.  La stagione seguente  l’ultima per la “ 500 bicilindrica”  affidata al giovane milanese Virginio Ferrari. Nel 1976  Pattoni presentò una nuova moto, la – V90 BM 4 -  spinta da un motore quattro cilindri a V due tempi. I risultati furono però scarsi, tanto da farlo decidere  lasciare le corse. Rientrò nel 1983  proponendo molte versioni della sua 4 cilindri, ma non ottenne grandi risultati, le concorrenza era diventata gigantesca. Continuò ostinatamente a lottare fino a che il destino lo consentì, si fermò solo quando il suo fisico si arrese.

Pattoni ebbe un breve rapporto di collaborazione con Bimota, negli anni ’74/’75, quando il costruttore milanese chiese prima la realizzazione di un telaio per la 500 bicilindrica, ed in seguito per la quattro cilindri. Progetti che non ebbero uno sviluppo favorevole e si esaurirono rapidamente.

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