Marco Papa: bravo e sfortunato, scomparso a fine carriera, in austrada.

Marco Papa, il 9 settembre 1997, ha perso la vita in un incidente stradale, avvenuto lungo la Milano – Brescia  (A4), all’altezza di  Adro. Nella notte era alla guida della sua auto quando ne perse il controllo e finì fuoristrada, i primi soccorritori lo trovarono disteso sull’erba come addormentato. Aveva compiuto 40 anni e dal 1996 aveva lasciato le gare. Ottimo pilota aveva dovuto spendersi molto per trovare modo di avere una moto, possibilmente competitiva (operazione non sempre riuscita) per praticare lo sport amato. Aveva fatto il suo esordio in pista a diciotto anni con una Kawasaki 500 tre cilindri, assistito da un personaggio umbro dell’epoca, il verace e molto capace “Pinzero”,  com’era chiamato dagl’amici, Marcello Bevilacqua, nella cui officina crebbe Marco, affascinato dai motori.  Le prime vittorie risalgomo al 1978; la prima, sulla pista di Monza nel Campionato Italiano Junior classe 500, in sella ad una Suzuki e la seconda sul tracciato di Vallelunga. 

Nella sua lunga carriera ha utilizzato molte moto; Suzuki, Honda, Yamaha, Paton, Librenti e Cagiva. Esordì nel Motomondiale nel 1980 in sella ad una Yamaha, nella classe 250cc. Nel Motomondiale, quasi sempre da pilota privato, fu presente, anche se solo per poche gare, fino al 1996. Senza  trascurare partecipazioni anche al mondiale Superbike.  Per molti anni fu un protagonista del Campionato Europeo classe 500, ottenne la sua prima vittoria continentale nel 1984, ed il terzo posto nella classifica finale. Miglior piazzamento nol campèionato continentale  nel 1987 con il   secondo-

Una carriera lunga quella di  Marco,  illuminata da due titoli di Campione d’Italia: negli anni 1991 e 1992, nella classe Open Entrambi in sella alle Cagiva 500cc; titoli assegnati in prova unica sulla pista di Vallelunga. Gareggiò anche con le moto del preparatore bolognese Librenti, con il quale condivise dagli anni ’92 al ’95 la sua grande passione, la stessa che avrebbe poi condiviso nel 1966 con Peppino Pattoni, guidando una Paton con la quale partecipò al Gran Premio di San Marino  a Imola. Fu la sua ultima gara apparizione  nel Campionato del Mondo. Il più bel piazzamento nelle corse iridate lo conquistò nel 1990, nel Gran Premio di Jugoslavia sulla pista di Rijeka.  Nella gara delle 500GP arrivò sesto. Superò anche il quattro volte campione del mondo Eddie Lawson,  pilota ufficiale sella alla Yamaha. Chi ha la memoria lunga, lo ricorderà costantemente in lotta, sempre e comunque, con i piloti di metà classifica.  Fu quella la sua migliore stagione iridata conclusa al 14° posto, le ottime prestazioni non passarono inosservate, tanto che a Le Mans gli fu affidata la Honda 4 cilindri ufficiale del Team Rosset.  

Sono state molte le iniziative che si sono succedute per commemorare il pilota perugino, in particolare dai  moto club umbri. 

Il sodalizio  di Perugina ne ha assunto il nome e quello di Spoleto ha organizzato e promosso un  trofeo dedicato, articolato su più classi.

Anche la Sport’s di Alberto Fantini che con Giuseppe Morri organizzava il Challenge Aprilia,  organizzò un trofeo sulla pista di Magione (nella foto il fratello di Marco presente alla premiazione).

 Anche la moglie Ornella ha voluto ricordarlo con un bel libro, molto apprezzato dai suoi tifosi e dagli appassionati.

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