Gianvanbattista Marcheggiani: “Gìbì” una gran persona e un grande del motogiornalismo del secolo scorso.

Gianbattista Marcheggiani, è scomparso, all’età di 86, nella sua Bologna, Le esequie funebri sono state celebrate il  20 settembre 2011 presso la Parrocchia di San Severino a Bologna. Per lunghi anni, inviato, poi redattore del quotidiano sportivo bolognese “Stadio”, seguiva il motociclismo (velocità); restò fedele alla testata per tutta la sua lunga esperienza professionale, anche dopo che Stadio entrò far parte del gruppo del Corriere dello Sport. Collaborò anche a con diverse riviste del settore moto, e si  occupò, occasionalmente,  anche di sport diversi.  “Gibì”, com’era da tutti conosciuto, era nato a Corinaldo il 25 luglio 1925. Era rimasto molto legato alla sua regione d’origine, aveva casa a Pesaro dove trascorreva i periodi di riposo. Discreto e gentile, attento anche ai dettagli, contribuì alla diffusione ed alla crescita delle passioni per le corse in moto negli anni “ruggenti” del dopoguerra. Collaborò anche con alcune importanti riviste del settore raccontando l’epopea delle corse e di politi che fanno parte degli sport del motore, quelli che il tempo scolorisce, ma non cancella. Fu amico e collaboratore dei più famosi organizzatori di gare di quel tempo. Goffredo Tempesta (Pesaro), Amedeo Ronci (Riccione), Libero Missirini (Rimini), Gino Ricci (Forlì) e Checco Costa Imola). Fu l’amico leale di molti grandi piloti italiani, molto legato a Renzo Pasolini ed a Tarquinio Provini. Di tutti quei campioni, come dei ragazzi che incontrava sulle piste in occasione delle gare minori, ne aveva raccontato l’epopea, gioito dei trionfi e sofferto per le grandi tragedie molto più frequenti a quel tempo.

Riconradarlo mi emoziana: E’ stato un vero amico per me e della Bimota, dei piloti che ne difesero i colori; ebbe molte attenzioni anche per mio figlio Stefano . “Gibì”, con Ezio Pirazzini (l’istrione del gruppo), Lino Pizzo e Alberto Fantini formò un gruppo che amava ritrovarsi anche senza eventi sportivi, ma tutti furono animatori di memorabili serate sulla Riviera Romagnola. Ricordo, ad inizio anni ’90, un fine settimana trascorso a Saint Vincent, per un convegno ed una premiazione della Federazione Motociclistica Italiana, era presente anche la Signora Milena, persone gentile e discreta come il marito. Il viagio di ritorno, fatto insieme fino a Bologna, qualche otra trascorsa chicchiaerando dell’argmomento che più ci era caro: il motociclismo. Fu in quell’occasione che mi confidò che avrebbe voluto concludere la vita senza farsi coinvolgere dalla frenesia che si stava impossessandosi del mondo che tanto amavamo. Lo fece, lentamente si eclissò e visse per la sua famiglia, aveva due figliole Cinzia e Susi; la sua scomparsa non ha avuto l’eco che meritava, ma nel cuore degli amici ha lasciato un ricordo ed un vuoto immenso. Quello che può lasciare una persona per bene ed un amico vero.

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