Barry Sheene: 10 Marzo 2003 … sconfitto da un male incurabile.

Il 10 marzo 2003, a Sydney (Australia) morì prematuramente, a solo 52 anni, Barry Sheene. Il cancro gli era stato diagnosticato da meno di 10 mesi, un tumore all’esofago e allo stomaco stroncò uno dei campioni più amati fra i tanti mitici personaggi che la velocità in moto annovera. Aveva promesso ai suoi fan che avrebbe lottato per vincere il male che implacabilmente lo distrusse, non vinse quella lotta, lasciò la vita terrena il lunedì successivo al GP di Formula 1 d’Australia, dove avrebbe dovuto essere lo starter.

Pilota inglese, nato nei sobborghi di Londra l’11/09/1950, il padre Frank era un meccanico ed un amico di Bultò e da questo si comprende perché, giovanissimo, Barry gareggiò con una Bultaco. E’ stato un grande campione e un personaggio che ha segnato  la storia del suo tempo, proiettando la sua fama oltre il mondo motociclistico, grazie anche ad un suo accattivante come la sua simpatia.

La sua carriera è stata contrassegnata da grandi successi, ma condizionata anche da paurosi incidenti, legò il suo nome al marchio Suzuki.

Come un campione del nostro tempo (Valentino Rossi che di Barry è stato tifosissimo) introdusse spunti “promozionali “ che contribuirono a renderlo simpatico e famoso, capace di uscire dagli schemi standardizzati del tempo. L’’immagine di Paperino portata sul casco divenne suo simbolo; motivata dalla provocazione: ” un vincente che aveva scelto l’immagine del perdente per antonomasia”.

La sua lunga carriera (18 stagioni) prese avvio nel 1968 e si concluse nel 1984. Il suo palmares è ricco di 2 titoli iridati della classe 500GP (1976 e 1977 con la Suzuki); 102 i gran premi disputati con 23 vittorie e 52 podi. Fu vice campione del mondo nel 1971 (cl. 125-Suzuki), poi nel 1978 (Cl. 5000-Suzuki); vinse il suo ultimo GP nel 1981 in sella ad una Yamaha che guidò tre anni guidò per tre stagioni tornando poi la Suzuki nel 1983 conquistando il suo ultimo podio nella gara d’apertura del campionato 1984. Si aggiudicò anche un titolo di Campione d’Europa della classe 750cc nel 1973

Barry fu coinvolto in molte cadute, due terribili furono impressionanti nella dinamica e gravi per le conseguenze per il danni causati al pilota. Il più tragico capitò nel 1975 sulla sopraelevata di Daytona a causa dello scoppio di un pneumatico della sua Suzuki 750. Altro “volo” nel 1980 sul tracciato francese del Paul Ricard, lo costrinse a subire l’amputazione del mignolo sinistro. Nel 1982, durante le prove per la gara di Silverstone si fracassò le gambe finendo con la sua Yamaha 500 contro la moto del francese Igoa caduto poco prima e rimasto in mezzo alla pista; i chirurghi ricomposero i suoi arti con 27 viti, pregandolo poi di abbandonare le competizioni.Non li ascoltò e rientrò conquistando ancora un podio sotto la pioggia in Sud Africa nella gara d’apertura del mondiale 1984.

Di lui si ricorda anche una paurosa caduta alla variante bassa di Imola, chi la vide ricorda immagini impressionanti, quella Suzuki parve esplodere.

La storia del “metallo” che si portava addosso era oggetto di attenzione, una caratteristica di una vita spregiudicata; gli piaceva e fumare, condivideva la vita con la bellissima Stephanie (ex modella di Playboy), a quei tempi in pochi potevano vantare grandi guadagni con le corse, lui era fra i pochi, e lo testimoniava arrivando nei circuiti con una Rolls Roice targata BS7 (iniziali del suo nome e cognome più numero di gara. In seguito passò anche all’elicottero.

Nella mente degli appassionati più “maturi” resta viva la conclusione della gara mondiale di Assen, nel 1975, conclusa al fotofinish fra Barry e Giacomo Agostani ed i cronometristi assegnarono la vittoria all’inglese.

Vinse la sua ultima gara in pista nel settembre del 2002, era una gara per moto d’epoca, superando davanti Wayne Gardner, era già malato e stava lottando con tenacia contro il male incurabile.

Al mondo della moto ha lasciato ricordi affascinanti, per imprese e scelte non strettamente legate alle sue imprese in pista: curiosa la sua lotta contro ai controlli agli ingressi delle aree riservate controllate da sistemi di rilevazione per i metalli, suonavano ma lui non se ne poteva disfare le numerose viti erano parte del suo corpo.  Gli avevano appiccicato il nomignolo “Iron Man” (“Uomo d’acciaio”), che soppiantò l’originario soprannome di “Baronetto”. Sheene, infatti, era nominato Baronetto di Sua Maestà

Storicamente, è stato il primo pilota del non voler rinunciare al numero 1 di campione del mondo per portare sulla sua moto il numero 7; il ad indossare tute di pelle colorate (anziché nere, come si usava all’epoca); a chiedere il paraschiena per attutire gli urti durante le cadute. Fu anche uno dei primi ad utilizzare il casco integrale: memorabile il gesto di a scagliarsi, boicottandolo, contro la follia del Tourist Trophy, gara che considerata troppo pericolosa

Un grande, uno degli indimenticabili!

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