Claudio Carotti: il 25 aprile 1999 vittima di un incidente sulla pista di Misano Adriatico.

Domenica 25 aprile 1999, sulla pista di Misano Adriatico, moriva Claudio Carotti, 42 anni, di Falconara (Ancona), vittima di un incidente mentre stava partecipando al Campionato Italiano Supersport. Una vita spezzata, di cui poco si è scritto e poche sono le tracce che si possono trovare relative a quel fatto, anche su internet. Si correva utilizzando il tracciato corto, il più antico. Possono, a distanza di anni dal giorno fatale, rendere omaggio a Claudio il racconto personale di che era presente quel giorno ed il racconto che di quella tragedia riportò Motosprint in un servizio dal titolo “Dramma a Misano”.

Il regolamento del Campionato Italiano prevedeva che una parte (12) dei 36 piloti ammessi in griglia fosse decisa da una gara di recupero. >Ad inizio mattinata Claudio stava partecipando alla gara di recupero della Supersport. Un amante della moto, non un professionista, che durante la settimana lavorava in una ditta di spedizioni e nei week end saliva in sella alla Bimota YB9 SRI. Era in 23esima posizione a tre giri (dei 12 previsti) e sicuramente avrebbe mancato la qualifica per l’accesso alla gara. Non aveva avversari vicini. Non aveva motivi per rischiare oltre il lecito. Eppure la moto in uscita dalla curva “Brutapela” (nella foto: si percorreva in senso antiorario), la curva che immette sul rettilineo d’arrivo, è uscita sul cordolo e Claudio non è riuscito a controllare la sbandata, finendo contro le balle di paglia messe a protezione di guard rail e muretti. Un urto tremendo. Carotti è rimasto esanime sulla pista; la gara è stata subito interrotta e medici hanno tentato di rianimarlo. Senza successo: lo sfortunato pilota era già morto quando è arrivato all’ospedale di Riccione. La notizia si è diffusa nel paddock in pochi minuti. Poco oltre mezzogiorno, dopo la disputa delle gare del Challenge Aprilia, gli organizzatori del Moto Club Misano Adriatico hanno convocato tutti i piloti per dare loro la comunicazione ufficiale. “Noi pensiamo che andare avanti sarebbe il modo migliore per onorare la memoria di Claudio. Non faremo il podio, e vi chiediamo di non festeggiare all’arrivo” Aveva detto la presidente del moto club. E nessun pilota ha avuto obiezioni. L’unico a prendere la parola è stato Antonio Calasso, veterano Milanese. “Non bisogna più correre sul circuito corto perché l’uscita dalla Brutapela è molto pericolosa, non c’è sufficiente spazio all’esterno. Chiedeteci 50mila lire di iscrizione in più, ma corriamo sul lungo, che è sicurissimo”.  I colleghi hanno applaudito.<

Questo potrebbe essere un racconto per una morte da serie B meno, senza telecamere e la presenza dei VIP della stampa e del settore. Inoltre, negli anni successivi, si sarebbe dimostrato che in fatto di sicurezza non era proprio così perché altri motociclisti sono deceduti a seguito di incidenti patiti sulla pista adriatica, in parte per l’ineludibilità del pericolo sempre presente nelle corse, in particolare nella velocità. Sacrifici per la gran parte frettolosamente dimenticati e non darebbe male se in tutte le pista targhe ne ricordassero il contributo che hanno per soddisfare la passione di chi segue e gioisce per lo spettacolo che sanno dare, anche quando non sono campioni. Rinnovando il cordoglio alla moglie Alessandra, l’auspicio che Claudio stia riposando in pace.

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