Bimota: cambio sede, la vecchia in abbandono, ma non pare la resa finale.

bimota_insegna-logoAll’improvviso Bimota è tornata sotto i riflettori, nel momento e nel modo più deludente. Non si ricorda nel settembre di TRENTA anni Bimota conquistava il Campionato del Mondo F1 con Virginio Ferrari, ma segnala uno spostamento di sede avvenuto da diversi mesi e per una presunta fine corsa … peraltro smentita categoricamente da un comunicato dell’azienda. Si sta leggendo di tutto e di più, senza che siano citati documenti o fatti riscontrati, ma raccontando secondo il sentire di ogni scrivente, con citazioni le più diverse, non sempre a proposito. Ma si è scoperto solo adesso che Bimota ha trasferito la sede, lasciando l’immobile di via Giaccaglia, operazione è stata avviata dalla primavera scorsa (un mese fa avevo postato su FBK che il vecchio stabilimento appariva come un tumulo cimiteriale abbandonato (c’era sempre quella lapide fra le erbacce. Collegando lo spostamento a difficoltà gestionali. In realtà l’immobile affittato agli ultimi intestatari, è tornato della disponibilità dell’Ing. Roberto Comini , a seguito di una pronuncia giudiziale. Per quanto può apparire pare esserci stato uno sgretolamento del contesto aziendale. A fine 2016 a lasciare l’azienda era stato l’Ing. Pierluigi Marconi, da circa un anno rientrato in azienda dopo quasi 20 anni dalle dimissioni sul finire della gestione di Walter Martini. Poi l’uscita di scena di Andrea Acquaviva ad inizio 2017, il tecnico che (tranne un breve passaggio in Benelli) e che, presente nello staff tecnico da inizio anni ’90 aveva garantito la il mantenimento di alcuni valori fondamentali dell’azienda. Non sono noti i nomi di nuovi responsabili tecnici. Oggi con il comunicato diffuso da poco, prova a mettere argine alle tante chiacchiere che stanno circolando. Di fatto sostanzialmente il passaggio più significativo, auspicabilmente più fondato, è quello che fa riferimento a potenziali nuovi acquirenti. Ci sono valori importanti, stante il fatto che gli attuali titolari sono di fatto proprietari delle attrezzature e del titolo societario. Allo potrebbe essere interessante dare visibilità alla guida tecnica ed alle validità attuali delle registrazioni di marchi e brevetti, la gran parte dei quali depositati negli anni ’80, inizio anni ’90. Nel 1993 sé concluso il ciclo (Bimota Snc di Morri e Tamburini, binomio che si scisso nel 1987) che ha interessato la parte fondante dell’azienda, quella che ha conquistato la grande popolarità, proiettata anche sugli anni che sono seguiti, tanto da fare ancora notizia. L’azienda si era sviluppata progressivamente, come documentano i bilanci, grazie al centinaio di collaboratori che si sono succeduti nel periodo, agli oltre 600 piloti che con moto Bimota hanno gareggiato e conquistato circa 1500 podi. Titoli iridati ufficiali ed ufficiosi, tanti nazionali e di altre nazionalità Esportando i prodotti, realizzati a partire da metà anni ’80 con motocicli equipaggiati con motori forniti direttamente da Ducati, Suzuki e Yamaha. Nel libro “l’era d’oro Bimota” pubblicato da qualche mese, di quel periodo c’è una descrizione molto dettagliata e documentata. Un racconto che ha già raccolto commenti molto lusinghieri. Poi fatto seguito l’assunzione del controllo da parte di un pool motivato dalla mission de determinare una forte crescita dell’azienda per poterla collocare sul mercato per trarne il maggior profitto possibile. Intento che ha favorito l’adozione di politiche commerciali non sempre compatibili con il DNA che era proprio dell’azienda. Bimota a metà anni ’90 acquistò scooter a Taiwan per incrementare fatturato e ricavi (fu un disastro); mise in atto tentavi per entrare nel fuoristrada collaborando con piccoli costruttori italiani. Un errore accantonare il progetto Tesi…, diventato strategico nella terza fase. Trattato con approssimazione il progetto “motore bicilindrico”, in ogni caso il progetto fu venduto ad un importante costruttore canadese, ma sviluppato con “avarizia” in azienda. Progetti che ad inizio anni ’90 erano reputati strategici. Sul finire degli anni ’90 la Bimota Spa fu messa in stand-baby per dare vita alla Bimota Srl; poi il crollo. Sono a conoscenza di quel passaggio perché fui interpellato da Adriano Aureli, importante industriale riminese (azionista Bimota dal 1986) e dal Prof. Marco Vitale, già presidente della società, per colloquio nel corso del quale mi fu chiesto un parere in merito ad eventuali possibilità di attuare interventi per rilanciare la società. I numeri erano impietosi, di fatto una sentenza. Il curatore del fallimento di Bimota Spa e Bimota Srl, alienò la Bimota Srl all’Ing. Comini e questi cedette l’azienda agli attuali intestatari. E siamo alle vicende, con relative chiacchiere a “briglia sciolta” prodotti dalle fonti più disparate.

Un di fastidio per chi la Bimota l’ha sempre portata nel cuore.

Sono lieto di avere avuto l’opportunità, con la collaborazione di Saverio Livolsi, di lasciare la testimonianza del mio passaggio in Bimota attraverso le centinaia di pagine del libro “L’era d’oro Bimota”.

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