Marco Simoncelli: celebrata a Rimini, con grande partecipazione, la ricorrenza della nascita del campione

La “festa”  per il campione che non c’è più. E’  stata celebrata la data di nascita di Marco Simoncelli, deceduto il 23 ottobre scorso sul circuito malese di Sepang, nel gremitissimo 105 Stadium di Rimini con una serata all’insegna del sorriso presentata dal comico Sergio Sgrilli.
hanno contribuito all’intrattenimento della folla di tifosi gli artisti di  Zelig,  il ricavato della manifestazione sarà interamente devoluto alla Fondazione Marco Simoncelli   costituita dai suoi genitori, avente lo scopo di ricordare il pilota e fare beneficenza attraverso il suo nome. Alla serata hanno presenziato anche Valentino Rossi, Andrea Dovizioso, Mattia Pasini e tanti altri piloti e addetti ai lavori del settore. Il paese di Marco  ha intitolato al pilota il Palazzetto dello sport, già l’autodromo Santamonica aveva assunto il suo nome. L’immagine del pilota sarà riportata abreve sulle pareti della palestra con grande murales realizzata dallo street artis “Eron” (Davide Salvadei). Fra i tributi più disparati che hanno caratterizzato la giornata a memoria  di Sic anche la decisione di numerare il Tram che da Riccione conduce a Coriano con il numero ’58′. NelDato il via anche alla raccolta di fondi per la realizzazione della statua in bronzo, da collocare in uno dei giardini del centro di Coriano, dedicata al centauro.

Marco Simoncelli

Marco Simoncelli oggi – 20 gennaio - avrebbe compiuto 25 anni.

Il genetliaco del ragazzo di Coriano, che ha perso la vita sulla pista di Sepang a fine ottobre scorso, lo si sta  celebrando in modi diversi. In  parte con eventi  che assicurano grande visibilità a seguito di iniziative con forte valenza mediatica, altri con riservatezza, magari solo con un pensiero affettuoso per il pilota ed il ragazzo che ha perso la vita facendo la cosa che più amava: correre in moto.

La titolazione del Palazzetto dello Sport di Coriano o la serata al 105 Stadium di Rimini, in compagnia di un nutrito gruppo di artisti comici, serata con finalità benefiche, sono testimonianze che onorano la memoria di Marco e accendere la passione dei tifosi del pilota e non solo.

Personalmente propendo per forme più riservate a misura d’uomo e prendo a prestito un pensiero pubblicato da Paolo Bologna su Facebook ; le condivido con partecipazione: “Oggi non farò gli Auguri a Marco, non ce n’è bisogno. Lo ricorderò ancora di più, mi mancherà ancora di più, e mi ricorderà gli altri amici che non ci sono più, vittime di quella passione che ho anche io sono gli angeli che abbiamo accanto”.

Motorsport: Registro della Memoria

I cavalieri dell’impossibile: Registro della memoria

The knights of the impossible: Register Memory

Ayton SennaCorrer, competir, eu levo isso no sangue, parte de minha vida

Il “Registro della memoria”, allegato a questa pagina, riassume solo in parte i nomi dei tanti che, condividendo una passione per il motorismo, hanno dedicato e, la gran parte, sacrificato il bene piu’ prezioso: vita.

Chi gareggiando o allenandosi, chi per organizzare eventi per i quali ha speso tempo e sopportato fatiche tempo negli impianti, spesso a bordo strada o pista che fosse. Altri ancora che per vederli, i cavalieri dell’impossibile, o per condividere con essi il comune amore per la velocita’ ed il rombo dello scarico di un motore. Per i tanti che la vita l’hanno spesa senza osare, avendo esaurito i “bonus fortuna” assegnati – con disparita’ – ad ogni essere umano. Uomini, che libro di Ezio Pirazzini “I giorni del Coraggio”, sono raccontati mirabilmente, significativo un brano della prefazione: “ ….. Dobbiamo ammirarli, questi uomini, se non altro perche’ mai tradiscono la loro fede. E dobbiamo doppiamente ammirarli in un’altra veste: quella di lavoratori, di veri pionieri dell’industria motoristica, del cui enorme sviluppo nel mondo sono i maggiori creditori. Essi costituiscono senza dubbio il simbolo piu’ puro della civilta’ del motore ….”

Parte del “Registro della memoria riassumera’ il ricordo di persone conosciute, tante informazioni sono tratte da una documentazione molto ampia pubblicata dal sito internet MOTOSPORT MEMORIAL (cliccare sul logo); un sito che tiene il conto, molto triste, dei decessi che, stando a dati ufficiali, si succedono nel mondo delle corse con i motori: piloti, passeggeri dei sidecar e ufficiali di gara. Sono compresi i decessi di piloti, addetti ai lavori e spettatori registrati in eventi relativi a tutte le specialita’ o manifestazioni riconducibili al motociclismo.

 

     REGISTRO DELA MEMORIA

 

Da Motorsport Memorial alcuni dati statistici.

* Ultimo aggiornamento al 31/12(2010 il numero dei decessi registrati e’: 2539

* Le piste dove si e’ registrato il piu’ alto numero di vittime (piloti, passeggeri e conducenti sidecar solo):
Isola di Man Mountain Circuit (235)Nurburgring (27)Billown (23 morti)Spa-Francorchamps (23)Assen (21)Oulton Park (21)Cadwell Park (21)Dundrod (21)Mallory Park (21)Speedway Royale (21)
* Ci sono stati incidenti che hanno registrato, oltre al decesso sei pilota, anche altre numerose vittime, i piu’ tragici sono stati:
1913 – Ludlow: Incidente mortale Odino Johnson, causo’ la morte di nove spettatori.

1912 – Vailsburg Autodromo: Incidente mortale Hasha Eddie e Johnny Albright, causo’ la morte di sei spettatori:

1973 – Škofja Loka: Incidente mortale Emanuele Maugliani, causo’ la morte cinque spettatori.

* La prima donna perita nel corso di un evento motoristico Irma De Maere (01.Sep.1929)
* Il pilota piu’ anziano deceduto di un evento motoristico Frank Cope (anni 76)
* Gli anni che hanno registrato il piu’ alto numero di vittime: 2007 (64)2005 (62)2004 (61)2006 (52)2008 (51)1952 (48)1977 (48)1973 (47)2010 (43)1975 (42)

* Le 10 nazioni dove si e’ registrato il piu’ alto numero di piloti periti in corsa: Regno Unito (574 )Stati Uniti (245)Italia (175)Australia (163)Germania (132)Paesi Bassi (128)Germania Ovest (118)Francia (108)Spagna (65)Belgio (60).

* Le 10 nazioni dove si e’ registrato il piu’ alto numero di decessi conseguenti alle corse: Regno Unito (623)Stati Uniti (344)Germania (297)Italia (167)Australia (166)Paesi Bassi (133)Francia (110)Belgio (92)Spagna (74)Polonia (49)
* Le marche di motocicli impiegate dai piloti deceduti in incidenti: Yamaha (224)Norton (115)Honda (113)Suzuki (99)BMW (58)Kawasaki (55)AJS (24)KTM (23)Ducati (23)Moto Guzzi (23) - Bimota (4).

* I deceduti suddivisi per sesso: Maschi: 2.444 decessi (97,84%)Femmine: 54 decessi (2,16%)
* I deceduti suddivisi per ruolo: Piloti: 2047 (81,20%)Spettatori: 142 (5,63%)Sidecar piloti: 141 (5,59%)Sidecar passeggeri: 126 (5,00%)Ufficiali di percorso: 17 (0,67%) - Meccanici (moto, sidecar o ATV): 6 (0,24%)Poliziotti: 5 (0,20%)Membri dei team: 4 (0,16%)Medici / paramedici: 3 (0,12%) - Vigili del fuoco: 1 (0,04%)Giornalisti: 1 (0,04%)Fotografi: 1 (0,04) – Altri Vari: 27 (1,08%)

I dati hanno valore indicativo e possono presentare anche qualche differenza rispetto ad altre fonti.

Riccardo Tormo

Ricorre oggi – 27 dicembre – l’anniversario della scomparsa di Ricardo Tormo Blaya pilota protagonista, a cavallo degli anni 70/80, delle gare iridate riservate alle minicilindrate. Nato nel 1852 è deceduto nel 1998 a colpito da un’inesorabile leucemia. Aveva chiuso nel 1984 la sua brillante carriera, coronata da 2 titoli iridati nella classe 50GP e conquistato 19 vittorie nel Gran Prix 50 e 125 cc, a seguito di gravissimo incidente che gli procurò ferite alle gambe, Stava testando una moto in un’area industriale vicino alla fabbrica della Derbi a Barcellona. Dopo la sua scomparsa fu titolato con il suo nome l’autodromo di Valencia.

20/11/2008 la data della scomparsa: il ricordo di Baldassarre Monti

Ricordo di Baldassarre Monti, per ricordarlo nulla può essere più reale della sue parale e di quelle dell’amico più caro.

Continui a vivere nella memoria di chi ti ha conosciuto Sarre!!!!!

 Questa intervista pubblicata su Special è il frutto di oltre un’ora di conversazione con Baldassarre Monti. Una conversazione fatta la primavera del 2008, iniziata la sera dopo cena e protrattasi fino a mezzanotte. E’ un omaggio che ho voluto fare con tutto il cuore a Sarre per ringraziarlo di averci contattato di sua iniziativa per iscriversi al nostro club. A Sarre (lo chiamavano tutti così) ha fatto piacere riapparire su un giornale di moto, da protagonista, come tanti anni prima ed è stato molto contento di questo articolo. E io lo sono stato più di lui sia prima, ma soprattutto “dopo”. Perché sapevo che con questo articolo gli gli avevo procurato uno dei suoi ultimi sorrisi. Del resto dopo quell’incidente al Tourist Trophy i sorrisi sulla bocca di Sarre erano diventati rari. Il miracolo era riuscito: si era salvato dopo un impatto terrificante e tre mesi di coma. Ma quel risveglio gli aveva fatto aprire gli occhi su un mondo che era cambiato intorno a lui. O meglio, il mondo era lo stesso, ma erano le persone ad essere cambiate.
Che brutto dirlo, ma è così: tutti, o quasi, gli avevano girato le spalle. Lo avevano abbandonato. Quando c’era la gloria c’era la compagnia, quando la gloria non c’era più anche gli amici, o meglio i pseudoamici, se n’erano andati. Senza troppi giri di parole si sentiva solo Sarre. Quella notte quando ripercorreva con le parole la sua carriera di pilota, la sua voce rallentata dai postumi dell’incidente riprendeva sorprendentemente velocità. Era contento. Poi la voce tornava a rallentare quando ti sussurrava che avrebbe desiderato avere una donna vicino a lui. “Prima – mi confidò – ne avevo tante, quante ne volevo. Ora che ne vorrei una non riesco ad averla”. Molto probabilmente questa confidenza sussurrata con un filo di voce era il suo vero dramma. Ci soffriva. Eppoi raccontava che aveva tanta voglia di andare in moto, ma non riusciva più a guidare come prima. Come quando gli avevano prestato una MV Brutale: c’è salito e ha spalancato il gas. Ma poco dopo si è dovuto fermare perché gli girava la testa.
Un po’ di gioia l’aveva ritrovata con due nuovi amici Sergio Stacchiotti di Ancona e Ciro Romano di Napoli con cui aveva formato un terzetto accomunato dalla passione sviscerata per le Kawa tre cilindri. E fu proprio a Ciro che Sarre firmò il suo ultimo autografo nel novembre scorso, pochi giorni prima dell’incidente. Ciro glielo chiese, ma lui disse che non glielo voleva fare perché perché era un amico… “E gli autografi non si fanno agli amici” furono le sue parole. Ma poi Ciro ha aperto una busta che gli aveva mandato Sarre prima di morire. E in quella busta c’era anche un foglio bianco autografato. Ciro di quell’autografo se n’è accorto quando Sarre non c’era più. Che bel regalo gli aveva fatto…
Sarre è morto nel tardo pomeriggio del 20 novembre 2008 in un incidente stradale nei pressi di Sorbolo, il paesino tra Parma e Reggio Emilia dove viveva. Tornava dal lavoro ed era in sella al suo scooterone, quando sulla strada provinciale che portava al suo paese ha avuto un violentissimo scontro con un’auto che ha effettuato una svolta improvvisa e Sarre, sbalzato di parecchi metri, è deceduto praticamente sul colpo. Sembra una beffa quest’incidente. Sembra proprio che il destino si sia voluto accanire con lui fino ad inseguirlo negli anni. Lui che da pilota si era miracolosamente salvato da un impatto terrificante al Tourist Trophy, è andato a morire così. In un incidente tragico, quanto banale. Perché chissà, forse il destino non era rimasto sufficientemente soddisfatto di quello che aveva combinato una quindicina di anni fa all’Isola di Man. E ora Sarre ci manca. Perché era una persona bellissima. Di quelle che lasciano una scia di profumo quando passano nella tua vita.

Roberto

Nella foto Sarre in gara con la Honda RC 30 ufficiale

01 Novembre 2011: Civenna – commemorazione dei Centauri deceduti.

Primo novembre, commemorazione dei centauri defunti.

Il raduno di Civenna cade,  quest’anno, nel  cinquantesimo anniversario della posa del monumento ai caduti del motociclismo. Sono numerose le vite ghermite a seguito di eventi luttuosi – sulle strade o in pista -  che hanno coinvolto gl’utenti delle due ruote motorizzate, per la gran parte giovani. La storia del motociclismo sportivo. Nelle diverse discipline attraverso le quali si esplica attività sportiva in moto,  sono stati oltre quasi 3mila coloro che hanno perso la vita a seguito di incidenti in prova o gara. Fra questi circa 50 le ragazze. I piloti italiani che figurano nel triste  “memoriale” dei 100 anni di vita della Federazione Motociclistica Italiana, sono circa 200. Ciascuno con una storia sportiva ed umana alle spalle, da ricordare, quasi sempre poco nota, non ricordata. Poche le luci accese sulla conclusione sfortunata della loro vita e sempre molto rapidamente spese. La gran parte degli tragici eventi che hanno “segnato” la storia del motociclismo mondiale e italiano si è verificata nel secolo scorso, quando le condizioni ambientali presentavano livelli di sicurezza molto modesti. Condizioni mutate in meglio, ma non per tutte le piste o specialità; nei primi anni del 2000 in Italia i decessi, nelle varie specialità, sono stati 23. Perché i nome dei più restino nell’oblio piace citarli nell’anno che l’evento in programma a Civenna potrebbe accendersi di particolare interesse per la coincidenza con le attenzioni che ha destato il triste decesso di Marco Simoncelli, evento verso il quale i media non paiono allentare la presa.

A memoria di:

2001 – Stefano Ghidinelli (motocross)

2002 – Marco Romero (salita), Fabrizio Bruno (motocross), Luigi Paterno (velocità),

2003 – Moreno Paletto (salita), Paolo Bosetti (velocità), Roberto Tani (Velocità), Fabio Bonadeni (motocross),

2004 – Alessio Perilli (velocità), Lorenzo Michelazzi (supermotard), Umbro Giusti (velocità)

2005 – Andrea Timossi (motocross), Massimo Strada (Velocità), Gianni Renato Mattis (motocross), Fabrizio Meoni (Dakar), Umberto Giusti (velocità),

2007 – Flavio Calligaro (velocità),

2008 – Giovanni Olivieri (velocità),

2009 – Enzo Bianchi (enduro), Beatrice Bossini (velocità),

2010 – Giovanni Bicchierini (Velocità), Davide Crotti (Enduro),

2011 – Marco Simoncelli (velocità)

Martedì 1 Novembre a Civenna (CO) la consueta Commemorazione dei Defunti del Motociclismo si articolerà con il seguente programma:

Ore 08,30 Apertura della manifestazione, inizio distribuzione Medaglie commemorative.
Ore 10,30 S. Messa officiata dal vicario episcopale di Lecco.
Ore 12,00 Al termine della S. Messa, formazione del Corteo sino al Monumento dei Caduti del Motociclismo per la cerimonia commemorativa e la deposizione di fiori e corone.

“Lazzarini. Storie di uomini, pensieri, vittorie, emozioni” di Enzo Lazzarini

Fra le e-mail che ricevute oggi, ho trovato quella di Enzo Lazzarini, ex pilota, fratello del tre volte Campione del Mondo Eugenio: 1978, 1979 e 980. Mi ha cortesemente segnalato il libro che ha scritto e per raccontare la storia di una famiglia e dei primi anni della carriera agonistica di Eugenio, visto che tutti conoscono le gesta sportive e la sua carriera mondiale, ma pochi sanno come tutto è cominciato. Il libro racconta i primissimi anni dell’avventura che ha portato Eugenio ad una fulgida carriera agonistica, con la conquista, tra l’altro, dei tre titoli mondiali, otto secondi posti e quattro titoli italiani. Una grande vicenda sportiva, iniziata dopo che la carriera di Enzo in veste di pilota s’interruppe all’improvviso a causa di un drammatico incidente.

Enzo Lazzarini, che ha scritto un libro che è un simbolo della voglia di vincere anche a dispetto della sfortuna.

Nato nel novembre del ’49, nel ’68, seguendo l’esempio del fratello Eugenio, inizia l’attività in sportiva in moto con una Morbidelli 60 cc, un esordio incoraggiante coronato due ottimi piazzamentI: un 3° e 4° posto. Nel 1969 entrò a far parte del team ufficiale della MotoBi; nel campionato italiano vinse le prime due gare, Per scivolate o rotture del motore nelle altre gare fu costretto al ritiro, ma ebbe la soddisfazione di partire sempre in pole position. Alla fine colse il terzo posto nel tricolore di categoria. Il destino purtroppo era in agguato, capitò a fine stagione, mentre stava effettuando delle prove a Vallelunga. A tradirlo fu una frenata, Enzo malauguratamente finì contro il guard-rail, con esiti devastanti: amputazione di un arto ed impossibilità di salvare anche l’altro. Oggi, con due protesi, Enzo riesce a fare l’impossibile; l’aiuto principale gli viene lo trova nell’attività professionale. Un modo per blandire i rimpianti per quanto accaduto e per quanto non si è potuto realizzare, avendo memoria dei piacevoli ricordi per quelle imprese iniziali. Ovvio che una condizione così drammatica può portare a credere che sia il mondo addosso caderti addosso; ma a vincere fu il suo carattere di Enzo, che lo spinse a reagire, lo portò a prendersi la rivincita sul destino ingrato; a dare esempio e a stimolare altri, perché “ogni cosa che fai è un rapporto con te stesso”, purché la faccia. Così un campione si trasforma e continua.

Con i fratelli ha aperto una Concessionaria di moto, di notte trasformata in piccolo reparto corse dalla quale sono uscite, nei primissimi anni ’70, prima la prodigiosa Lazzarini\Piovaticci125 monocilindrica, ed a seguire la sorprendente Piovaticci bicilindrica 250.

Insieme i ”Lazzarini” hanno superato i problemi economici e le difficoltà tecniche, il tutto affrontato con sana “follia”, passo dopo passo, senza mai fermarsi, fino ad ottenere una splendida vittoria nel Gran Premio d’Olanda 125 del 1973.  Nel mezzo: il dolore, le preoccupazioni, i dubbi, le delusioni, il tormento, ma anche le gioie, i successi e le conquiste. In altre parole, la dimostrazione che con la volontà “giusta” nessun traguardo è impossibile.

Scrive Enzo: questo libro è avente voluto e creato per trasmettere questo messaggio: raccontare lo spirito di sacrificio in un motociclismo molto diverso da quello di oggi anche attraverso riflessioni personali che non pretendono di insegnare niente a nessuno, ma che per altri possono essere messaggi di speranza e di esempio per chiunque abbia nella vita problemi a prima vista impossibili da superare…

Una mia nota: personalmente ho conosciuto abbastanza bene Eugenio, meno Enzo, mentre ho avuto fra i miei piloti Giancarlo, purtroppo anche fermato fa una rovinosa caduta al Curvane di Misano mentre era in sella ad una Bimota KB2. Conoscendo questa famiglia, avendo visto quanto hanno realizzato nello sport e come operatori del settore, pur non avendo ancora letto il libro (che mi affetterò per comprarlo). Sono certo che sia una storia di vite “Straordinarie”. Grazie ad Enzo, Eugenio e Giancarlo.

Specifiche Tecniche del Volume: “LAZZARINI. Storie di uomini, pensieri, vittorie, emozioni” di Enzo Lazzarini

Formato: 14×22 cm – Pagine: 96 – Foto: 90 in b/n – Rilegato con sovraccoperta – Testo: italiano

Prezzo: € 18,00

In vendita presso Libreria dell’Automobile, Milano; oppure

Marco Simoncelli, ultimo saluto …..

Tanta gente, anche se molta meno di quella ipotizzata dai media che di questo tragico evento si sono impossessati,  ha partecipato a Coriano in provincia di Rimini, ai funerali di Marco Simoncelli, morto domenica a Sepang. La bara del pilota, portata a spalla dagli amici, dagli uomini del suo team e da un gruppo di piloti, a spalla, in una staffetta lungo il breve percorso dalla camera ardente alla chiesa di paese. I chiesa, accanto alla bara, sono state sistemate le due moto che hanno segnato la sua vita sportiva:  la Gilera 250 con la quale, nel 2008, Marco ha vinto il mondiale, poi la Honda del team Gresini sulla quale ha concluso il suo cammino terreno. Tante le parole dette e scritte in questi giorni, forse su tutte si è elevata l’omelia  del Vescovo di Rimini, Francesco Lambiasi. Tanti i personaggi che hanno affollato la chiesa, autorità sportive come il Presidente FIM Vito Ippolito e  quello della FMI Paolo Sesti, civili come il ministro Giorgia Meloni e i diversi sindaci della zona; del mondo dello sport come Alberto Tomba. Tanti i piloti, ex piloti ed addetti ai lavori, a cominciare da Valentino Ross che nell’incidente di domenica è stato parte involontaria, e’ apparso teso ed è entrato in scena solo dopo l’abbraccio ai genitori e per accompagnare la Honda di Marco sul sagrato della chiesa alla fine della cerimonia religiosa. Sguardi tristi e  dopo “’l’andate in pace”  che ha chiuso il rito celebrato dal vescovo ci sono stati gl’abbracci dei presenti, fra i quali sono stati notati Jorge Lorenzo, Loris Capirossi, Andrea Dovizioso, Simone Corsi, i dirigenti della Honda, il gruppo del team Gresini con l’ex pilota e ora team menage in passato già toccato da un grande dolore per l’incidente capitato a Kato. Il saluto finale è stato dato sulle note della canzone di Vasco Rossi dopo in sit in estemporaneo fuori dalla chiesa con la bara adagiata su un tappeto steso sul pavimento. Parole di commiato da alcuni amici e delle fidanzata, con il padre e la sorella seduti a terra fra la gente e con un contorno dei tanti giovani piloti del Nuovo Moto Club Renzo Pasolini di Rimini, il club cui era tesserato Marco. Poi il saluto estremo ed il silenzio è tornato sulla contrada romagnola nel convincimento generale che il ragazzo non sarà dimenticato, come purtroppo i ritmi imposti dalla la vita ha inciso su altri eventi dolorosi. Buona strada Marco …..

Nello Pagani

Il centenario della nascita di Nello Pagani è ricorso l’11 ottobre 1911.

Il 18 ottobre ricorre l’anniversario della sua scomparsa avvenuta nel 2003. Pagani iniziò a gareggiare in moto nel 1927 e concluse la carriera 1955. Nel 1949 quando prese avvio la “saga” del Campionato del Mondo velocità, fu primo italiano ad iscrivere il suo nome nell’albo d’oro iridato, conquistando il titolo mondiale della classe 125 in sella alla Mondial. Fu secondo con la Gilera nella classe 500. Disputò 22 gran premi, ne vinse 4 e per 11 volte salì sul podio. Gareggiò in sella a moto Orione, Mondial, Gilera, MV Agusta e Norton. Nel 1950 partecipò, alla guida di una Maserati, al Gran Premio di Svizzera di Formula 1; si classificò al settimo posto, ma l’esperienza non ebbe seguito. Concluse la carriera gareggiando con la MV Agusta, in seguito ne divenne direttore sportivo. Nel 1967, a 56 anni, fu protagonista di un rientro estemporaneo , in sella ad una Norton Atlas 750 corse e vinse il Giro d’Italia. Quella fu davvero l’ultima corsa prima del ritiro definivo. Il figlio Alberto divenne a sua volta pilota motociclistico di livello internazionale.

Pininfarina: un altro mito del motorismo italiano spegne i motori.

La trasformazione del mercato, in mondo che fa i conti con una pesante crisi economica e con trasformazioni epocali in corso, pare non esserci più molto spazio per le piccole realtà imprenditoriali del motorismo italiano. E’ di ieri l’annuncio della chiusura definitiva della Motomalaguti ed oggi tocca ad un simbolo dell’automobilismo.  Cessa l’attività la storica Pinifarina, sempre più azienda di design e sempre meno industria manifatturiera. Messa in mobilità per i 127 lavoratori dello stabilimento di San Giorgio Canadese e, in parte, del quartier generale di Cambiano. Cessate le produzioni delle Alfa Brera e di Spider non sono più arrivate commesse. In precedenza lo stabilimento di Grugliasco (900 dipendenti) era stato ceduto alla De Tommaso, Altre unità minori, compresa la produzione di auto elettriche, cedute ad altre aziende. Potrebbe essere l’inizio di una vera e propria emorragia.